Pierangelo Oliveri

La scelta di specializzarmi in Odontostomatologia dopo la laurea in Medicina e Chirurgia suggeritami da mio padre, è stata fondamentale. Ho iniziato una professione che è diventata la mia passione alla quale ho dedicato tutta la vita. Mi sono specializzato e perfezionato in varie università italiane e straniere ottenendo una preparazione specifica nel campo della chirurgia orale che mi permette di selezionare di volta in volta la tecnica più efficace e nel tempo stesso la più semplice per risolvere le svariate problematiche orali. Sono orgoglioso dei risultati che ottengo quotidianamente con i miei pazienti che apprezzano la mia determinazione, la mia sicurezza ma al contempo la mia sensibilità per il dolore e la paura che un intervento di chirurgia può suscitare. Sono gratificato dalle collaborazioni con i vari colleghi perché mi viene riconosciuta una competenza dovuta alla grande esperienza nella scelta e nella realizzazione delle varie soluzioni terapeutiche che permette di non avere complicazioni postume. Due esempi pratici vi faranno capire meglio il significato di quello che ho cercato di spiegarvi. Tempo fa si presenta da me una persona alla quale da vari colleghi era stata negata la possibilità di inserire impianti in bocca per scarsa quantità di osso. Dopo un attento esame (tac, foto, modelli) la informo che non solo avrebbero potuto essere inseriti alcuni impianti, ma avrebbe potuto anche essere realizzata una protesi fissa in poco tempo. Di fronte alla mia diagnosi così differente dai dentisti precedenti la signora ovviamente, stupita e incredula, subito non accetta la mia ipotesi terapeutica. Lungi dall’insistere saluto la signora che si ripresenta dopo alcune settimane, forse disperata o forse perché aveva preso le dovute informazioni accettando il mio piano di cura. Ricordo ancora il suo abbraccio e la sua commozione alla fine del trattamento: “Dottore lei mi ha cambiato la vita, non solo mi ha ridato il sorriso ma mi ha rinnovato la voglia di vivere, le sarò riconoscente per sempre”.

Il secondo episodio riguarda una clinica vicino Biella dalla quale vengo contattato per sostituire temporaneamente il loro chirurgo che si era infortunato. Accetto l’incarico e insieme al direttore analizziamo i casi che nel frattempo si erano accumulati.

Prendo visione di alcune radiografie e modelli e per ognuno dei casi, formulo piano di cura e tempi di esecuzione. Vedo crescere lo stupore del direttore che mi confessa che il chirurgo precedente per il mio stesso lavoro impiegava giorni esprimendo a volte dubbi sulla possibilità terapeutica e a volte eliminava il caso perché non lo riteneva trattabile.

Qual è la mia missione?

Essere un professionista!

Cioè amare la propria professione e farla seriamente nel rispetto del nostro cliente/paziente.

Mi rendo conto di quanto da questo punto di vista si cresca negli anni e non parlo solo di acquisire o perfezionare la tecnica, la crescita è globale nel capire le persone, nel saperle ascoltare con attenzione e rispettare le loro esigenze. La capacità di elaborare un piano di cura dedicato è una qualità che richiede anni e grande esperienza: ogni momento la scelta terapeutica ci mette di fronte ad un bivio e scegliere la strada giusta porta a dei risultati completamente diversi. Certo, sapere usare le mani, conoscere tecniche chirurgiche avanzate e metterle in pratica è fondamentale ma non basta. Il paziente con me si sente protetto, accetta le mie scelte proposte con precisione e spiegate nei dettagli. I risultati sono sempre molto soddisfacenti per me, ma soprattutto per i pazienti non solo a breve termine ma a medio e addirittura a lungo termine. Ho ancora in cura e seguo persone trattate 20 o più anni fa che mi sono riconoscenti e a alle quali ho cambiato la vita.

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© 2019 by Federico F. P.